Articolo pubblicato su «Armi e Tiro», 2015 (pp. 96–98), nella rubrica dedicata al tiro a segno paralimpico. Il testo è riportato nella forma originale.
Non c’è nulla di più sbagliato che pensare che il tiro a segno sia soltanto uno sport. L’importanza dello sport terapia è ormai affermata da molteplici studi e ricerche di rilievo internazionale. L’atleta con disabilità ha infatti la possibilità di sfruttare diverse discipline non solo come svago e modo di mettersi alla prova, ma principalmente come opportunità terapeutica volta a migliorare le sue prestazioni psicofisiche. Il tiro a segno paralimpico, ad esempio, gode di numerosi vantaggi che aiutano al recupero, mantenimento e miglioramento del rendimento globale dell’atleta.

Il gesto atletico
Quando si osserva un tiratore mirare e sparare, in piedi o seduto, si nota subito che il gesto è caratterizzato da movimenti apparentemente semplici e lineari, ma la lentezza, la precisione e la coordinazione di tutti i muscoli coinvolti rendono questa azione complessa e faticosa e al tempo stesso interessante dal punto di vista riabilitativo.
Biomeccanicamente si possono classificare le specialità di tiro in base alla leva che sfruttano per compiere l’azione. Nelle specialità di pistola si presenta una leva sfavorevole di terzo genere, composta dal braccio che sorregge la pistola e dal fulcro che in questo caso si trova nell’articolazione scapolo-omerale. Essendo una leva svantaggiosa, richiede il reclutamento di un maggior numero di fibre muscolari dei distretti muscolari della spalla e soprattutto di quelli del tronco, che dovranno compensare lo sbilanciamento dovuto al movimento del braccio e al peso dell’arma.
Nelle specialità di carabina si presenta invece una leva vantaggiosa di primo genere, composta dall’arma, dal braccio o dalla molla che sostiene e dalla spalla. Questo tipo di leva permette di sollevare la carabina con più facilità (indispensabile per il peso dell’arma) e rende ancora una volta il controllo della muscolatura del tronco uno degli elementi fondamentali per la riuscita di un colpo perfetto.
La respirazione
Molto importante per l’equilibrio del gesto atletico e peculiare di questo sport è l’esecuzione degli atti respiratori. Durante la respirazione a riposo si compiono generalmente 12-20 atti al minuto, ma le frequenze sono estremamente variabili durante l’esecuzione di sforzi sia fisici che psichici. Ogni persona ha un modo di respirare unico e personale che dipende da molti fattori, soprattutto nei casi di lesione midollare dove più la lesione lungo la colonna è vicina al capo e più aumenta il numero di muscoli respiratori compromessi. Nei casi più gravi, quando la lesione raggiunge la terza vertebra cervicale, si avrà la paralisi di tutti i muscoli respiratori.
La respirazione viene spesso erroneamente considerata molto poco nella gestione delle emozioni e dello sforzo fisico, mentre in realtà ne rappresenta uno dei punti cardine.
La valutazione funzionale
L’atleta che vuole praticare il tiro a segno paralimpico dovrà sottoporsi ad una visita di classificazione funzionale. L’obiettivo principale della classificazione è quello di far sì che il suo deficit sia irrilevante ai fini del risultato della prestazione, in modo da garantire che tutti gli atleti dalle diverse disabilità gareggino in modo equo tra loro.
Si tratta semplicemente di una valutazione che prende in considerazione diversi aspetti come l’antropometria, la fisiologia (forza, range articolare ed equilibrio) e la psicologia dell’atleta. Seppure con caratteristiche del tutto diverse, questi test di classificazione non prescindono da quelli che sono gli esami per l’idoneità sportiva perché, se da una parte la valutazione funzionale consente di determinare il livello individuale di condizione fisica, nella visita medico-sportiva viene ricercata la presenza di patologie e dimostrata una capacità generica dell’organismo di eseguire l’attività senza rischi. Quindi, condizione necessaria perché avvenga la valutazione funzionale è l’assenza di controindicazioni cliniche alla pratica dell’attività sportiva.
La gara, in base alla categoria di appartenenza e alla specialità che si sta praticando, prevede l’esecuzione di 40/60 colpi durante i quali si deve cercare di ripetere il gesto nel modo migliore possibile, tenendo presente che la gestione della competizione, il self control e le emozioni hanno i loro “effetti collaterali”: l’aumento del battito cardiaco, del respiro, della sudorazione e del movimento involontario sono solitamente i nemici di una buona performance. Con l’allenamento e con un po’ di esperienza si riescono pian piano a controllare tutti questi aspetti che all’inizio della pratica potrebbero spaventare. Imparare a controllare questi aspetti significa incrementare e consolidare nuove abilità.

La riabilitazione come opportunità
Ecco come lo sport del tiro a segno può rappresentare una valida opportunità perché spesso la sola riabilitazione non basta. È necessario infatti prendere in considerazione il paziente nella sua globalità, facendo attenzione non solo alle sue funzionalità fisiche, ma anche a quelle intellettuali e psichiche, compreso quindi il suo vissuto storico. Solo in questo modo lo sport diventa uno strumento terapeutico completo per ristabilire l’equilibrio di corpo e mente, fino a diventare uno degli aspetti più innovativi e importanti del percorso terapeutico.
Marco Certomà · Fisioterapista · Classificatore Fispes